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L'edificio, il cui nome deriva dalla voce di origine germanica 'braida' che indicava uno spiazzo erboso, sorse sul luogo di un convento trecentesco che passò nel 1572 ai Gesuiti. Questi affidarono al Ricchino il progetto di una radicale ristrutturazione, che doveva portare in pieno '600 alla realizzazione di un nuovo grandioso palazzo. Soppressa nel 1772 la Compagnia di Gesù, la nuova destinazione statale e laica del palazzo mantenne e potenziò parte delle istituzioni di fondazione gesuita l'osservatorio astronomico, la biblioteca, le scuole e l'accademia di belle arti (1776). Il completamento dell'edificio fu affidato dal 1774 al Piermarini, il quale aggiunse il solenne portale d'ingresso che dà accesso al monumentale cortile. Al centro di quest'ultimo fu collocato nel 1859 il monumento bronzeo di napoleone I, fusa nel 1811 su un modello del Canova. Ovunque statue, busti e lapidi celebrano illustri milanesi: scienziati, artisti, letterati, insegnanti dell'Accademia.
Uno scalone a doppia rampa (sui pianerottoli, monumenti a Cesare Beccaria e a Giuseppe Parini) sale al loggiato. Sull'oscuro corridoio che prosegue in asse col corlile affacciano i principali uffici dell'Accademia di Belle Arti.
Comprende oggi oltre 30 scuole d'arte e possiede un importante archivio e una ricca biblioteca.

La Pinacoteca di Brera è invece una delle maggiori raccolte di pittura in Italia, nacque negli anni napoleonici connessa a quella dell'Accademia di Belle arti, di cui costituiva parte integrante: il primo nucleo della raccolta era infatti formato essenzialmente da gessi, cisioni, disegni proposti come modelli alla copia degli allievi. Aperta nel 1803, la Pinacoteca vide in pochi anni umentare considerevolmente le raccolte con opere tratte dalle chiese della Lombardia e di altri dipartimenti del Regno italico, acquisiti dal viceré Eugenio di Beauharnais o legate allo Stato da privati. Il principale propugnatore del grande sviluppo di Brera fu Giuseppe Bossi, pittore e scrittore d'arte, segretario dell'Accademia dal 1801 al 1807. I rapidi incrementi delle raccolte resero necessario un ampliamento con l'annessione della trecentesca chiesa di S. Maria di Brera. Dopo Bossi, Andrea Appiani divenne conservatore della Pinacoteca. Nel 1809 si inaugurò ufficialmente il museo, e alla fine del 1812 si contavano più di 800 opere provenienti da ogni parte d'italia che accentuarono il carattere di museo d'interesse nazionale.